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Banca d’Italia ha pubblicato le Linee Guida per le banche Less Significant in materia di gestione di crediti deteriorati

Banche Less Significant 1

Lo scorso gennaio Banca d’Italia, dopo la consueta consultazione pubblica, ha pubblicato le Linee Guida per le banche Less Significant in materia di gestione di crediti deteriorati che, pur non avendo valore regolamentare, sintetizzano le aspettative della Vigilanza in materia di gestione dei crediti deteriorati, noti agli addetti ai lavori con la sigla NPL, acronimo di non performing loans, ponendosi in sostanziale continuità con l’approccio di supervisione sinora seguito dalla Banca d’Italia.

Le Linee Guida, strumento imprescindibile a cui le banche dovranno fare riferimento per aspetti operativi di dettaglio, sono coerenti con la “Guidance to banks on non performing loans” rivolta alle banche Significant, pubblicata dal Meccanismo di Vigilanza Unico a marzo 2016, salvo talune modifiche apportate per tenere conto delle esigenze di maggiore semplicità dell’assetto organizzativo delle banche vigilate direttamente dalla Banca d’Italia nell’ambito del meccanismo di vigilanza unico europeo (SSM).

I board delle banche e più in generale degli intermediari finanziari ex art. 106 del TUB (come la stessa Authority ha chiarito nell’ambito della consultazione pubblica “si ritiene che le indicazioni contenute nelle Linee Guida siano coerenti con i principi stabiliti nelle disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari non bancari e siano utili per una adeguata gestione dei crediti deteriorati da parte di tali soggetti anche se non rientranti in gruppi bancari”) sono invitati ha definire una strategia formalizzata volta ad ottimizzare la gestione degli NPL, massimizzando il valore attuale dei recuperi, con l’obiettivo di migliorare la qualità degli attivi, sulla base di: capacità aziendali, contesto esterno e caratteristiche dei propri portafogli deteriorati, individuando la combinazione ottimale tra le diverse azioni possibili per il recupero, quali: gestione interna o affidamento a intermediari specializzati nel recupero crediti; ristrutturazione e rilascio di concessioni “forbearance” (fermo restando che tale decisione non deve rappresentare un espediente per ritardare la classificazione di un’esposizione creditizia fra quelle deteriorate); acquisizione di garanzie; procedure legali o stragiudiziali; cessioni e cartolarizzazioni con derecognition contabile e prudenziale delle attività cedute.

La strategia dovrà essere declinata in specifici, quanto realistici, piani operativi traducibili in azioni concrete volte a raggiungere un’efficace riduzione degli NPL nel medio-lungo termine.

A questa premessa, in armonia con i contenuti della “Guidance to banks on non performing loans”, Banca d’Italia ha formulato delle specifiche indicazioni in ordine alle caratteristiche della strategia, la quale dovrebbe:

1. essere integrata nei processi strategici e gestionali aziendali che si concretizzano nel piano industriale, budget, risk appetite framerwork (RAF), nella valutazione dell’adeguatezza patrimoniale (ICAAP - internal capital adequacy assessment process), nei piani di risanamento e nelle politiche di remunerazione e di incentivazione;
2. essere supportata da solide analisi quantitative, che evidenzino i vantaggi e gli svantaggi tra le possibili alternative di gestione;
3. prevedere obiettivi di riduzione significativa degli NPL, realistici nella loro quantificazione e sostenuti da coerenti programmi realizzativi;
4. risultare nella predisposizione di “piani operativi di gestione degli NPL di breve (indicativamente 1 anno) e medio-lungo (indicativamente 3/5 anni) periodo, che definiscano gli obiettivi di chiusura delle posizioni […] e le azioni da intraprendere […] per il raggiungimento degli stessi”.

Definita la strategia, il compito del board non si esaurisce, ma si dovrà concretizzare nel monitoraggio dell’attuazione delle misure di gestione del portafoglio deteriorato, costruito sulla base di apposite procedure interne, sulla previsione di presidi specifici ed accorgimenti organizzativi per la classificazione, valutazione e gestione delle posizioni deteriorate, mediante il coinvolgimento delle funzioni di controllo di secondo e terzo livello, ciò anche in ragione dello specifico impegno richiesto ai predetti soggetti dal recepimento della Direttiva 2013/36/UE sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale (c.d. “CRD4 - Capital Requirements Directive 4 ”) ed il connesso regolamento 2013/575/ UE (c.d. “CRR Capital Requirements Regulation”).

Qualora le banche ritengano che la strategia individuata non possa portare ad un’efficace riduzione degli NPL nel medio-lungo termine, la Vigilanza si attende che ciò sia riflesso in adeguati livelli di copertura, riservandosi di valutare l’applicazione di misure di secondo pilastro volte ad assicurare la copertura dei rischi derivanti da livelli di NPL relativamente elevati e ad incentivare la realizzazione degli obiettivi di riduzione.

In considerazione della rilevanza dei contenuti del documento, Unione Fiduciaria, nell’ambito dell’attività di consulenza e supporto alle banche socie, ha organizzato per le prossime settimane un convegno, che segue ad un precedente svolto lo scorso autunno sulla bozza del documento proposto per la consultazione, nel corso del quale verranno affrontati specifici temi quali gli impatti delle Linee Guida sulle politiche di governo delle banche ed una proposta di approccio operativo per l’adeguamento alle aspettative della Vigilanza.