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La residenza estera è fittizia se il centro degli affari e degli interessi è in Italia.

La residenza estera è fittizia se il centro degli affari e degli interessi è in italia

In tema di effettività della residenza fiscale estera, di notevole interesse è il recente pronunciamento della Commissione Tributaria Regionale per la Lombardia, (n. 1685 dell’11 aprile 2017) con il quale viene accolto il ricorso promosso dall’Agenzia delle Entrate, che insisteva sull’esistenza in Italia dell’effettivo domicilio fiscale di due sorelle contribuenti e chiedeva la riforma della sentenza emessa dalla CTP di Milano.

L’individuazione del domicilio fiscale deve basarsi sull’effettivo centro degli affari e degli interessi, non solo economici, ma anche morali e familiari, desumibile dal fattore dirimente della reale permanenza del soggetto nel territorio nazionale.

Il caso trae origine da accertamenti dell’Amministrazione finanziaria fondati su diversi elementi, che avevano rivelato l’esistenza di numerosi indizi convergenti che deponevano a favore della permanenza delle due contribuenti nel territorio italiano per la maggior parte dell’anno, in tutti i periodi di imposta a cui gli accertamenti si riferivano. Le due sorelle proponevano ricorso sostenendo la falsa applicazione dell’art. 2, comma 2 bis, del DPR 917/86, in quanto i fatti portati a sostegno della tesi dall’Agenzia delle Entrate non erano sufficienti a qualificare come fiscalmente residenti le ricorrenti.

La CTR Lombardia è stata quindi chiamata a decidere circa l’identificazione del reale domicilio fiscale delle contribuenti. Il combinato disposto degli artt. 1, 2 e 2bis del TUIR prevede che il presupposto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche sia il possesso di redditi e che i soggetti passivi dell’imposta siano le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato.

Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice Civile.

Si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti. La CTR adita, partendo dai dati normativi sopra esplicati, ha rilevato come “al periodo trascorso in Italia per incontrare la madre, devono aggiungersi poi i periodi documentatamente rilevati dall’Agenzia delle Entrate per prendere parte attivamente, in Italia, ad assemblee o riunioni del Consiglio di amministrazione di società italiane direttamente o indirettamente partecipate, come, ad esempio, la S.p.A. ---, quelli per la frequentazione di circoli nautici ai quali le sorelle --- risultavano iscritte, quelli per la frequentazione, nel caso della sorella minore, di corsi universitari, quelli necessari alla gestione dei numerosi rapporti di natura finanziaria con istituti di credito italiani, deducibili dalla movimentazione delle carte di credito, del deposito titoli e cassette di sicurezza, dei conti correnti il cui utilizzo continuativo e circoscritto non è in discussione, ed, infine, tutti quelli, rilevabili dalle notizie di stampa, riguardanti la loro partecipazione ad eventi mondani e sociali nel territorio nazionale, l’ospitalità presso amici ricevuta in occasione delle loro trasferte milanesi.

 

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