Milano Finanza / Pronti a comprare ancora

Rassegna Stampa
7 Aprile 2026

NEL 2025 UTILE DI 2 MILIONI PER UNIONE FIDUCIARIA. E LE PROSPETTIVE RESTANO FAVOREVOLI

Pronti a comprare ancora

Secondo il dg Cappio, dopo aver rilevato il ramo d’azienda di un importante gruppo svizzero a fine 2024, la società italiana può avviare un’altra fase di crescita. Vari dossier già sotto esame

L’esercizio 2025 si è chiuso con risultati positivi, registrando un utile netto di 2 milioni. Un andamento che riflette la solidità del modello di business di Unione Fiduciaria e la qualità delle attività sviluppate nell’anno. Siamo punto di riferimento per i servizi a supporto del patrimonio. Filippo Cappio, dg di Unione Fiduciaria (presieduta da Roberto Ruozi), fa il punto sulla prima società fiduciaria indipendente in Italia. Fondata nel 1958, conta più di 20 importanti banche italiane. «Le prospettive 2026 sono favorevoli, i fattori che hanno sostenuto i risultati 2025 continuano a esercitare un’influenza positiva».

Domanda. Come riuscite a bilanciare la storica riservatezza del mandato con le crescenti richieste di trasparenza del fisco e delle autorità?

Risposta. Innanzitutto, pur in un contesto di crescente trasparenza normativa, la fiduciaria continua a garantire un livello di privacy superiore rispetto alla detenzione diretta dei beni – in particolare delle partecipazioni societarie – anche dopo l’introduzione dell’accesso regolamentato al Registro dei titolari effettivi. Ad ogni modo riteniamo che l’utilità del mandato fiduciario vada ben oltre il tema della privacy: lo strumento si distingue per la sua versatilità, che ne consente l’impiego in molteplici ambiti: ad esempio come un istituto efficace per la realizzazione di accordi di garanzia o come strumento per l’ottimizzazione fiscale e l’organizzazione efficiente del patrimonio aggregato (in tutte le sue componenti finanziarie e non finanziarie), anche in ottica successoria.

D. Quali sono le direttrici di sviluppo per l’industria fiduciaria considerando il passaggio generazionale e la digitalizzazione dei grandi patrimoni?

R. Ciò che osserviamo è che il passaggio generazionale non rappresenta più un evento futuro, ma un processo già in atto, che si realizza non solo attraverso la successione, ma anche tramite un progressivo passaggio del testimone fra vivi.
Le nuove generazioni delle famiglie detentrici di grandi patrimoni sono spesso interlocutrici attive, finanziariamente preparate e coinvolte nei processi decisionali della famiglia di provenienza, con una crescente attenzione a efficienza, gestione del rischio, costi e impatto fiscale, oltre che alla qualità tecnologica dei servizi. In questo scenario, la fiduciaria è chiamata a evolvere: da custode della riservatezza a interprete della complessità e coordinatore di valore. Questa trasformazione richiede investimenti concreti in persone, competenze e struttura, più che soluzioni formali o contrattuali. Sul piano operativo si rafforza il ruolo istituzionale – ad esempio come sostituto d’imposta – così come la capacità di monitorare e valorizzare elementi come le perdite fiscali riportabili, supportando il cliente nel loro utilizzo ove possibile e facilitando così l’ottimizzazione fiscale nella compravendita di strumenti finanziari. Un’ulteriore direttrice di sviluppo riguarda il potenziamento delle capacità analitiche e la lettura aggregata di patrimoni detenuti presso più intermediari con l’obiettivo di costruire una visione complessiva delle metriche di rischio, di allocazione e di efficienza. La digitalizzazione consente una gestione più trasparente, tempestiva e integrata delle informazioni.

D. In un mercato che tende al consolidamento, qual è la vostra strategia per le acquisizioni e l’integrazione di realtà fiduciarie più piccole o legate a gruppi bancari internazionali?

R. Le operazioni di crescita per linee esterne che abbiamo finora realizzato hanno riguardato, nella maggior parte dei casi, realtà fiduciarie partecipate da gruppi bancari. Il contesto di mercato richiede oggi una massa critica che molti operatori non riescono a raggiungere autonomamente: ciò induce diversi istituti di credito a riconsiderare la propria presenza nel settore fiduciario e, spesso, a uscirne. Per noi questa dinamica rappresenta una naturale opportunità di sviluppo. Ora stiamo analizzando diversi dossier e, dopo aver rilevato un ramo di azienda della fiduciaria di un importante gruppo svizzero alla fine del 2024, possiamo avviare una nuova fase di crescita. Il nostro approccio resta altamente selettivo e orientato alla qualità degli asset e alla coerenza industriale con il nostro modello. L’obiettivo non è crescere in modo indiscriminato, ma integrare realtà in grado di rafforzare il nostro posizionamento e le nostre competenze distintive.

D. Brokerfid rappresenta un’evoluzione significativa nel vostro modello di business: come nasce l’idea di una startup dedicata al brokeraggio assicurativo all’interno di una fiduciaria?

R. Brokerfid nasce come espansione naturale del nostro modello: Unione Fiduciaria amministra circa 7 miliardi di euro in polizze assicurative di Ramo III, in particolare soluzioni di private life insurance, caratterizzate da un’elevata personalizzazione sia in termini di banca depositaria sia nella scelta di uno o più gestori finanziari. Sulla scorta di questa forte expertise e grazie a un importante lavoro di divulgazione tra la clientela, Brokerfid è cresciuta in quasi tre anni, raggiungendo oltre 1,5 miliardi di premi intermediati. L’obiettivo è raggiungere 2 miliardi di masse intermediate entro fine anno, con un focus crescente anche sul segmento B2C. Il co-brokeraggio con il socio al 20% Willis Italia (parte del gruppo Willis Towers Watson) consente inoltre alla società di ampliare l’offerta, rispondendo alle esigenze assicurative dei clienti imprenditori.

D. Come si integra questa struttura con l’amministrazione fiduciaria tradizionale di partecipazioni e attivi finanziari?

R. Brokerfid offre consulenza assicurativa specializzata principalmente su polizze di Ramo I e Ramo III, ossia contratti assicurativi a contenuto finanziario. Quando richiesto, tale attività si integra con le strutture di Unione Fiduciaria, sia nell’ambito fiduciario tradizionale sia nella scelta dei gestori e nel monitoraggio degli attivi finanziari sottostanti alle polizze.

D. Le nuove normative in arrivo, in particolare quelle relative al Registro dei Titolari Effettivi e alla fiscalità internazionale, come stanno cambiando il modo in cui assistete le famiglie imprenditoriali italiane?

R. Mandati fiduciari e trust, pur essendo spesso collocati dai regolatori nella medesima categoria, presentano differenze giuridiche e operative profonde. Nel mandato fiduciario il cliente resta il titolare effettivo e mantiene la piena disponibilità dei beni e può revocare il rapporto in qualsiasi momento. Il trust, al contrario, comporta un effettivo spossessamento dei beni conferiti dal disponente nel trust. Il nostro approccio è operare in piena conformità normativa ma attenti sia alle esigenze del cliente sia alla reale natura giuridica degli strumenti adottati.