02 giugno 2019 Pubblicato il nuovo Newsletter di Unione Fiduciaria Leggi di più
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Riciclaggio. Con la Voluntary disclosure cambia anche l’articolo 648-bis

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Punito anche l’autoriciclaggio; pena differenziata in ragione della gravità del reato presupposto; sanzioni più gravi se il fatto è commesso nell’esercizio di una professione ovvero di attività bancaria o finanziaria. Riduzione di pena per chi collabora. Sono queste le principali novità contenute nella bozza del nuovo articolo 648-bis del Codice Penale...

La riscrittura della norma penale si inserisce nel più ampio disegno normativo nell’ambito del quale andranno dettate anche le attese disposizioni sulla cosiddetta Voluntary disclosure (istituto già approfondito nella nostra newsletter 3/2013) con il probabile obiettivo di convincere anche i più “ostinati” contribuenti infedeli ad autodenunciarsi se vogliono evitare le possibili, nefaste, conseguenze che sul piano penale potranno loro derivare per aver autoriciclato, trasferendo all’estero, liquidità o titoli o altri beni non dichiarati al Fisco.

Per tali operazioni di emersione che potranno prevedere a conferma di quanto suggerito dall’apposita raccomandazione diffusa dal GAFI nell’ottobre 2012, con specifico riferimento proprio alle operazioni di Voluntary disclosure, il rientro effettivo di capitali detenuti all’estero ovvero il loro trasferimento e/o mantenimento (se già lì si trovano) in banche od intermediari localizzati in Paesi aventi una normativa equivalente a quella italiana ovvero Stati GAFI (lo sono tutti i paesi dell’Unione Europea e anche Stati non UE, come per esempio la Svizzera), professionisti, banche e fiduciarie, ciascuno in relazione al diverso possibile ruolo ricoperto, dovranno applicare norme di adeguata verifica antiriciclaggio di tipo rafforzato. Ciò significherà, secondo quanto precisato da Banca d’Italia nel provvedimento del 3 aprile scorso recante norme in materia di adeguata verifica ed in vigore dal 1° gennaio ultimo scorso, non doversi limitare a identificare il cliente, ma fare una più approfondita indagine sull’origine di fondi e delle attività detenute all’estero al fine anche di verificarne la coerenza rispetto alle fonti di reddito e/o patrimoniale del soggetto, nonché la provenienza dalla commissione dei soli reati coperti in tutto o in parte dalla Voluntary disclosure, ovvero i reati di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo 74/2000 (delitti fiscali). Tali reati rientrano, anche secondo la nuova definizione di reato di riciclaggio contenuta nell’articolo 648-bis del Codice Penale, nel novero dei reati dalla cui commissione può derivare il cosiddetto denaro “sporco” il cui trasferimento, per esempio dall’Italia all’estero o dall’estero all’Italia o in altro Stato, integra il reato di riciclaggio. Sulla base della nuova sopra citata definizione, è riciclaggio anche quello posto in essere dallo stesso soggetto che ha commesso i reati che ne stanno a monte: con il nuovo articolo 648-bis, infatti, viene introdotto il reato di autoriciclaggio con l’effetto di estenderne decisamente la portata applicativa anche e, soprattutto, ai reati fiscali. La Voluntary disclosure, qualora dovesse essere prevista la non punibilità penale dei reati di omessa ed infedele dichiarazione (articoli 3 e 4 del dlgs 74/2000), consentirà di escludere l’imputazione per il reato di riciclaggio (ovvero di autoriciclaggio) sia del contribuente che del soggetto italiano o estero che lo avesse eventualmente supportato nelle precedenti attività di trasferimento all’estero dei denari non dichiarati.

In caso di utilizzo della Voluntary disclosure le verifiche antiriciclaggio dovranno essere rafforzate

L’Assofiduciaria con la comunicazione n. 99 del 2013 ha recepito la posizione dell’Agenzia delle Entrate con riferimento al mandato di amministrazione senza intestazione. Tale comunicazione scaturisce da una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate consultata dalla stessa Assofiduciaria. Comunque, cerchiamo di indicare la genesi di tale tipo di mandato. Il mandato senza intestazione è nato con l’ultimo “scudo fiscale”, quello iniziato nel settembre 2009 e terminato nel mese di aprile 2010. Per il tramite di tale strumento contrattuale, i contribuenti proprietari di immobili all’estero o che detenevano delle partecipazioni societarie sempre all’estero che volevano aderire allo scudo fiscale, potevano farlo sottoscrivendo con una società fiduciaria un mandato senza intestazione. I contribuenti, così, restavano intestatari del bene sito all’estero, ma conferivano incarico alla fiduciaria di effettuare il pagamento delle imposte necessarie per l’adesione allo scudo fiscale.

Terminato lo scudo fiscale ci si è domandati se tale operatività potesse essere ritenuta valida anche oltre il periodo di scudo, cioè se l’operazione potesse essere considerata come ordinaria.

 

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